(Non) Volevo fare il giornalista.
Ma scrivere mi piaceva, eccome.
Da qualche parte ho pagine e pagine di appunti, poesie, racconti, testi di canzoni, idee e pensieri. Animavano i miei pomeriggi da bambino prima e le mie notti da adolescente poi.
Scrivevo molto, mosso dal sottile piacere di avere tra le mani qualche cosa di mio che fosse tangibile, reale. Scrivo dunque sono.
Adoravo leggere anche.Ricordo le molte notti passate a combattere contro Morfeo per arrivare a finire quelle ultime righe. Sembrava invece aumentassero col passare del tempo e col calare delle palpebre. Tempi lontani.
Nella mia vita sulla riflessione prese ben presto il sopravvento l’azione per cui oggi, passati i quaranta, sono più noto per i muscoli che per i neuroni e molto probabilmente i primi sono più tonici dei secondi, ma who cares.
Eppure provai ad impegnarmi con lo studio, dopo cinque anni di ozio al Liceo Classico Orazio con buona pace dei professori, in gran parte ormai defunti, mi iscrissi a Giurisprudenza.
Due anni e sei esami dopo, più o meno, passai a Sociologia, pensavo fosse più interessante e che potesse essere propedeutico ad una carriera da scrittore. L’umiltà mi ha sempre contraddistinto.
Il trenta preso in scioltezza ad Antropologia Culurale col prof. Canevacci mi disarmò. Troppo facile per il mio snobismo intellettuale dell’epoca. Tornai a Giurisprudenza che ovviamente non finii.
Non sapevo cosa volevo diventare ed avevo troppe possibilità per sceglierne una, ma questa come direbbe Lucarelli è un’altra storia.
Una cosa era certa, non volevo fare il giornalista.
Mi piaceva scrivere solo di ciò che volevo, solo quando ne avevo voglia, se ne avevo voglia e dicendo ciò che pensavo, esattamente come lo pensavo. Ne ero disposto a rinunciare ad una sola di queste condizioni.
Oggi che la mia professione coincide con la mia più grande passione, lo sport, posso dedicarmi al resto senza se e senza ma. Posso tornare all’antico gusto di fare una cosa in maniera libera ed assoluta, sciolta da ogni compromesso. No strings attached.
E poi come scrisse Luigi Einaudi “Giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire o che semplicemente sentono di poter dire meglio o presentar meglio la stessa idea che gli altri dicono o presentano male…”.
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